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mercoledì 26 maggio 2010

Manifestazione PDL del 13 maggio a GEMINI/3


Postiamo l'articolo uscito sulla "Gazzetta del Mezzoggiorno" il 25 maggio.


lunedì 24 maggio 2010

La manifestazione del PDL del 13 maggio a GEMINI/2

Ritorniamo sull'argomento riportando l'articolo, assai stringato per la verità, apparso sul "Nuovo Quotidiano di Puglia" ieri, domenica 23 maggio.


«Manifestazione vergognosa e volontà mistificatoria»
Il Pd attacca il Pdl


   Al Partito Democratico di Ugento e Gemini diversi aspetti della manifestazione indetta dalla maggioranza del Pdl assieme al "Comitato per la difesa della dignità e onestà dei cittadini di Gemini, Ugento e Torre San Giovanni" fa per rispedire al mittente cioè al presidente Nichi Vendola, l'etichetta di "mafiosi", non sono proprio andati giù. 
Seduti attorno ad un tavolo, i segretari dei due circoli locali del Pd, Ninì De Giorgi, Enzo Primiceri e i consiglieri comunali d'opposizione Oronzo Cavalera e Luigi Corvaglia snocciolano più di un argomento di critica. 
«La manifestazione è stata organizzata dal PdI e non dall'amministrazione comunale, che includerebbe anche noi. Ed è vergognoso che abbiano coinvolto anche bambini e ragazzini. Più che altro tutto questo ci è sembrato un modo per qualcuno di farsi pubblicità in vista delle comunali del prossimo anno». 
In riferimento alle presunte frasi offensive pronunciate da Vendola, il Pd parla di "volontà mistificatoria", di "interpretazione linguistica per creare ad arte un conflitto. Il Presidente della Regione ha parlato di crisi di rifiuti inventata, riferendosi alle barricate a Burgesi dei primi giorni del 2009, per ragioni politiche e gestita da un gruppo di pregiudicati.  Non ha detto che tutti i cittadini di Ugento sono dei mafiosi, è ben diverso".

domenica 23 maggio 2010

SCUOLA - Lettera aperta di Ninì De Giorgi


Lettera aperta  
Ai genitori di alunni e studenti
che frequentano la Scuola  
Statale Pubblica  
di ogni ordine e grado.

Cari genitori,
 noi, come voi, siamo genitori di giovani uomini e donne che frequentano la scuola statale pubblica. Mamme e papà sinceramente, intimamente preoccupati per quanto sta accadendo alla nostra scuola da ormai troppo tempo.

        La scuola che anche noi abbiamo frequentato anni fa, impoverita e trascurata ogni giorno di più, sta morendo. Quella scuola che generazioni di genitori vedevano come unica possibilità di riscatto o più semplicemente come l’unico modo per assicurare ai propri figli una vita dignitosa, sta morendo.
Gente semplice o istruita, ricca o povera, a costo di sacrifici a volte immani faceva di tutto per mandare a scuola i propri figli, consapevole dell’importanza vitale di assicurare loro una buona istruzione.  Quella scuola, aperta a tutti, gratuita, luogo primo di conoscenza e convivenza, fonte inestimabile di saperi e di memoria, di uguaglianza e di amicizia, sta morendo.

        Tutti ormai viviamo in un mondo che ha le dimensioni del Pianeta. Come potranno i nostri figli confrontarsi alla pari con studenti francesi o scandinavi, cinesi, spagnoli, inglesi o indiani se davvero domani usciranno da una scuola così malridotta?
Noi, genitori di oggi, non vogliamo neppure pensare che si possa rimanere indifferenti. L’istruzione dei nostri figli e quindi il loro futuro è messo a repentaglio e con loro anche il nostro e quello del Paese in cui tutti viviamo: ci ritroveremo forse a regalare la paghetta a figli ormai quarantenni che si trascinano per casa senza meta?

            Piero Calamandrei, che contribuì alla scrittura della Costituzione, già nel 1950, in un famoso discorso tenuto a Roma metteva in guardia da chi sosteneva l’idea di finanziare col denaro di tutti le scuole private a scapito di quelle statali.

        In effetti, la “riforma” attuale non prevede alcun investimento, solo risparmi e colpi d’accetta, mentre triplicano i finanziamenti – da 544 milioni a 1 miliardo e 600 milioni di euro – alle scuole private. Verranno a mancare 87.341 dei nostri insegnanti e 44.500 dei nostri bidelli, delle nostre segretarie e dei nostri assistenti di laboratorio.

        Verranno chiuse tante piccole scuole, ridotti i piani di studio, ridotte le discipline, le ore di laboratorio, le uscite didattiche e drasticamente ridimensionati gli aiuti ai ragazzi diversamente abili. I nostri figli, nell’arco dei tredici anni che trascorreranno a scuola, dalle elementari alle superiori, perderanno 1900 ore di insegnamento, fatti i conti sono due anni di scuola in meno. E tutto questo si consumerà in classi che potranno arrivare a contare fino a 33 studenti, stipati in aule che per ragioni di sicurezza non potrebbero accoglierne più di 25. Alla fine del 2011, quando andranno a regime tagli per quasi 8 miliardi di euro, cosa resterà della nostra scuola pubblica se già oggi mancano i soldi per i supplenti, la carta igienica e le pulizie?

        Presagi preoccupanti nell’aria. Le cose che vediamo avanzare a grandi passi, ci spingono a pensare che indebolire, impoverire e di conseguenza screditare la scuola pubblica come sta succedendo oggi, alluda ormai in modo inequivocabile ad un futuro il cui esito pare scontato: due sistemi scolastici, uno privato, costoso, per i pochi che potranno permetterselo sfornerà la nuova classe dirigente e uno per molti, pubblico, di serie B che sfornerà insicurezza e solitudine. E così anche quel poco di mobilità sociale, di cui tutti parlano, verrà meno e i figli dei dottori diventeranno dottori e quelli degli operai resteranno operai. Come novanta anni fa.

Questo è per noi un orizzonte inaccettabile.


E chiediamo a voi, è accettabile questa prospettiva?
E se non lo è cosa possiamo fare?
Cari genitori, cosa possiamo fare?                                                                   
                                                                                                                      Ninì De Giorgi 
                                                                                                                      Coordinatore Pd di Gemini

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